Abdita

dicembre 16, 2009

Dove sei?

Filed under: 1 — abdita @ 1:47 am

L’ascensore è uno dei più lussuosi che io abbia visto negli ultimi anni, come lo studio del resto. Guardo i quadri, ammiro i colori del divano, dell’arredamento.  Nella sala d’aspetto, in un angolo, qualche volantino affisso. Mi fermo a leggere una meravigliosa riflessione su Cristo e sul Crocifisso. Mi piacciono queste aperte dichiarazioni di fede e così mi giro intorno a cercarlo, ma non lo vedo. Torno nell’ampio e illuminato ingresso, passando in rassegna, attraverso le porte a vetri, i muri dei singoli uffici, ma non lo vedo. Entro di nuovo nella sala d’aspetto e mi accorgo, finalmente, che su un mobile c’è un Presepe. Meno male!

Quando ti vediamo crocifisso ci tormenti la coscienza, richiami sofferenze che non accettiamo; mentre Bimbo, nella povera mangiatoia, ancora ti tolleriamo: ci fai tenerezza.

Parlaci, piccolo Gesù, col tuo sorriso beato.

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aprile 10, 2009

Forte come la morte è l’Amore

Filed under: chiacchiere — abdita @ 8:36 am

In questi giorni anch’io mi chiedo perché la terra trema.
Segue una legge naturale che comprende nell’esistenza la morte e la vita, ma anche la sofferenza.
Sono sicura che nel Paradiso terrestre non era così.
E’ l’umanità che ha scelto.
Ha scelto di scegliere tra il bene e il male.
E nel mondo è entrata anche la sofferenza.
Quel terremoto che ha accompagnato la morte di Gesù
ha squarciato il velo del tempio.
Perché solo la sua sofferenza poteva riconciliarci con Dio
e dare un senso non solo alla nostra sofferenza,
ma alla nostra vita tutta intera.
La morte di Gesù è la Vittoria sulla morte.
E’ la vittoria dell’Amore sulla sofferenza e sulla morte.
E così anche il dolore di ogni uomo, nel Suo, può essere Amore.
Per chi crede anche la terra un giorno vedrà la Resurrezione:
una nuova terra in cui il lupo pascolerà con l’agnello.
Un mondo in cui la legge naturale sarà L’Amore.
Un mondo che c’è già nei cuori di chi ama come Lui.

dicembre 7, 2008

Carissimo Bue, il Natale si avvicina

Filed under: Lettere — abdita @ 10:32 am

 

Carissimo Bue,

il  Natale si avvicina e mentre qui le mie ragazze sono indaffarate a preparare il Presepe io ti guardo e sorrido pensando che il Divino ha scelto le energie rinnovabili per illuminare e riscaldare la grotta  dove Lui è nato. Come nelle famiglie dei contadini che si ritrovavano la sera nella stalla, per pregare o per ascoltare racconti e leggende quasi mimati da un nonno che era meglio della TV.

Tu in quella Notte Santa avrai udito e visto cose straordinarie che non ci puoi raccontare. Però sei lì, nel Presepe, insieme all’asinello, alle pecore e a tante altre bestioline a testimoniarci lo stile di vita di Chi poteva non farsi mancare nulla. E invece si è scomodato per farsi uomo e condividere le nostre fatiche, le nostre sofferenze, le nostre incertezze. Per diventare fragile, bisognoso di calore, di cibo, di amore, Uno come noi.

 

Grazie!

                 Abdita

dicembre 6, 2008

Carissimo Scrooge, il Natale si avvicina

Filed under: Senza categoria — abdita @ 8:13 pm

 

Carissimo Scrooge, 

il Natale si avvicina e tu che sei americano e finanziere, come quelli di oggi, che tanto hanno messo in subbuglio il mondo, forse hai ancora qualcosa da dirci. Ti ho sempre ignorato, perché non parli di Gesù Bambino, l’Eterno Bambino che festeggia il compleanno il 25 dicembre.

 

Ma quest’anno ti immagino mentre sbuchi all’improvviso nella mente di qualche riccone che pensa solo ai soldi, intimorito più dallo spettro della povertà, che porta meno guadagni, che dai tuoi fantasmi.

 

Io preferisco, d’altro canto,  credere in uno strano principio economico: la Provvidenza. E spero, anzi  sono sicura che, quest’anno più che mai, Natale sarà l’occasione per aprire il cuore, accogliere, condividere.

  

Ti saluto e nell’attesa ti faccio tutti gli auguri che non ti ho fatto per i Natali passati

                                                                                                

 

  Abdita

ottobre 20, 2008

Scuola diversamente abile

Filed under: chiacchiere — abdita @ 10:31 pm

 

  

La mamma, cattolica praticante, scelse per me, quando ero bambina, una maestra che stimava molto, ma atea e comunista. E lei, in quarta elementare,  decise di aderire a una sperimentazione che avrebbe portato all’integrazione di quelli che allora si chiamavano handicappati nelle classi normali. La nostra numerosa classe si trasferì, pertanto, in un edificio poco distante, in una scuola speciale dagli spazi ben attrezzati e dai locali enormi e luminosi.

 

Il primo giorno di scuola la maestra della classe accanto ci fa visita con i suoi quattro, cinque ragazzi. Serena, cerebrolesa, avrà la mia stessa età, qualche chilo di più. Si dirige verso di me, mi afferra per i capelli e mi butta giù per terra. Le presentazioni proseguono: c’è Giovanni che si muove a fatica, ma ha l’intelligenza per capire che il papà lo maltratta e racconta, si lamenta. Ci sono gli altri.

 

Ma il primo impatto mi sconvolge ancora e così alla prima pausa cerco la ragazzina che mi ha spaventato …  o è lei che cerca me?  Ricordo solo di aver passato vari intervalli di quell’anno scolastico passeggiando con Serena in braccio: il suo era solo un bisogno di tenerezza.

 

Nei giorni successivi tornano di nuovo. Resterebbero lì con noi, ma non si riesce a far lezione, così le attività in comune si ripetono solo in alcuni momenti della mattinata. Studiare insieme sarebbe un torto per entrambi: per noi che ci annoieremmo ad aspettarli; per loro che non riuscirebbero a seguirci perché hanno bisogno di tempi e metodologie personalizzate. Ma si sentono felici lo stesso, perché siamo lì, tutti insieme.

E le maestre, chissà come, riescono ad armonizzare ogni cosa senza bisogno di circolari, leggi, direttive ad hoc…

 

ottobre 17, 2008

Mal comune mezzo gaudio

Filed under: chiacchiere — abdita @ 12:30 am

   

 La crisi che investe anche i mutui mi fa pensare a te. All’ultima volta che ci siamo visti e tu eri preoccupato perché all’improvviso ti sei ricordato della scadenza, della rata da pagare. Ti sei quasi disperato, col sorriso negli occhi. In fondo quale dei tuoi appartamenti stai acquistando, il decimo?

 

 

settembre 28, 2008

Prendere la vita con filosofia

Filed under: chiacchiere — abdita @ 11:22 am

 

 

“La palingenetica obliterazione dell’io cosciente che si infutura nell’archetipo prototipo dell’antropomorfismo universale”…

 

… è la base da cui sono partito per lo studio semantico di una piattaforma dialettica  finalizzata ad operare una nuova revisione strutturale in chiave autarchica del simbolismo immanente con l’intento di estrapolarlo dal contesto dell’ideologia post-trascendentale a livello catartico-subcosciente e contrapporlo alla sintesi inesatta del problema escatologico associato a una risoluzione formale di tipo empirico-esistenziale.

Nella fattispecie del dualismo interiorizzato ed interioribile della ipercoscienza sovrauniversale si cela, infatti, il significato adespota che impedisce la compenetrazione tra la concezione arbitraria del ponderabile, decodificabile in termini encomiastici, e le sovrastrutture recondite ed ancestrali dovute ad una regressione graduale di una pedissequa involuzione che travalica l’incoercibile ratio di un’ipotesi irrilevante.

Non resta, pertanto, che espletare sinotticamente i dettami anagogici e modulari dell’eversiva interazione da cui si configura l’emblematica simbiosi tra l’intransigente pragmatismo del pensiero e l’ineluttabile antieclettismo dell’agire nell’ambito di una casuale erudizione volutamente archeizzante. Ed evitare di trarre conclusioni affrettate dalle insondabili, cristallizzate conseguenze dell’opinabile e del futuribile.

 

Parole scritte per Amalio De Ruris, docente “terra terra”, lacerato da un inenarrabile travaglio interiore, tormentato dal ragionar sulle cose per coglierne l’essenza, protagonista di una commedia di carnevale nel 1982.

 

agosto 31, 2008

Lascia perdere

Filed under: chiacchiere — abdita @ 1:42 pm

Bastano pochi minuti per conoscersi, pochi minuti per capirsi profondamente. Oggi, in una domenica piena di sole in cui anche tu vorresti essere solare. Immagino tutte le lacrime che non vuoi più versare. So che la vita è un rischio e si incappa nelle illusioni, anzi nelle delusioni. Un sogno incredibile e splendido può crollare in pochi secondi. E tu volevi solo amare.

Ti resta il dolore di non far soffrire chi hai accanto, chi ami.

Vorrei dirti tante cose per bruciare in un attimo pensieri fragili, parole bugiarde, scuse vigliacche che ti hanno fatto tremare il cuore.

Te ne dico solo una: guarda all’Amore.

agosto 12, 2008

Le amiche: fidarsi è bene?

Filed under: chiacchiere — abdita @ 9:02 pm

 

 

Venerdì ci si saluta prima delle ferie. Ho un pizzico di tristezza. Mi ritrovo a parlare dell’amicizia con una donna che ha almeno vent’anni più di me, con  le lacrime agli occhi. Bisbigliamo sottovoce perchè l’altra collega potrebbe sentirci. Proprio quella che per me era un’amica, proprio lei che poi, sentendosi in competizione, mi ha fatto la guerra.

La  prima, donna saggia, mi dice: – l’amicizia non esiste.

Non è l’amica quella che ti ruba il marito?

Non è l’amica quella che rivela le tue confidenze più intime?

Non è l’amica quella che prende il caffè con te e poi ti deride? –

Però poi mi chiede di stamparle una paginetta sull’amicizia.

Penso al Vangelo: “Nessuno ha un amore  più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.

Allora l’amicizia esiste, sono gli amici veri che non esistono.

Continuo a chiedermelo anche in chiesa, mentre alzo lo sguardo: tra le mani della statua che ho di fronte ci sono due rose bianche. Splendida immagine che in quel momento sembra rappresentare l’amicizia. Due parole mi vengono in mente in quell’istante: amore puro.  

Puro anche nel senso di “totale”, tutto amore, nell’Amore.

 

Per questo nell’incertezza e nel dubbio su cosa sia meglio fare, ma nella convinzione che la vita è un Bene prezioso, molto più grande di tante piccole illusioni, preferisco credere che tutti, prima o poi, riusciremo a guardare oltre e a incontrarci in una dimensione che va oltre la superficialità e l’ipocrisia.

 

 

luglio 20, 2008

Lucciole per lanterne

Filed under: chiacchiere — abdita @ 10:08 pm

 

In un luogo dove il Karma è un’opportunità per giustificare la voglia di socializzazione pura e semplice postiamo di tutto,  forti di un anonimato che piano piano si assottiglia per l’esigenza di esprimere un’opinione decisa o di raccontare un fatto che scolora se non si narra nei dettagli;  per la curiosità di conoscere un volto di cui si  immaginano i lineamenti, l’età, il sorriso.

In un luogo dove l’aggregazione è il miglior gioco di società da cui farsi coinvolgere a tutte le ore, dove il profilo dell’utente ne determina il ruolo e tiene traccia del punteggio.

In un luogo dove, in queste calde giornate di luglio, la bella notizia langue mentre si fa strada la più pietosa, specchio di un mondo pieno di egoismi e di interessi.

In un luogo dove si incontrano virtualmente persone reali, sincere, che hanno voglia di entrare in relazione mostrando spesso il proprio lato migliore o quello più attraente, per riflettere, far riflettere,  commentare o allontanare la noia.

In un luogo dove qualcuno scrive fatti personali da sussurrare in silenzio, tanto nessuno ascolta… in effetti nessuno ascolta, tutti leggono! Ma è forse è quello che vogliamo tutti: il confronto con gli altri e non solo sulla politica o sulla cronaca. Si salta da un blog all’altro:

 ce ne sono alcuni veramente belli, scritti molto bene, con brevi post densi di significato o colmi di ironia.

 

Scorro i titoli in home: uno è carino, voto, vorrei quasi scrivere un commento, ma mi sento sola tra questa sfilza di nick a karma 0 che seguono quello dell’autrice del post. Magari è anche lei un fake…. fuggo via. Un fake.. non sempre  un fake nasce per esigenze contabili.

 

Un fake a volte nasce perché  una persona vera vuole dire qualcosa di spinoso e non può. Oppure non può umiliarsi fino a supplicare.

Allora inventa un personaggio, un passato, un carattere, un’identità. E il fake parla, posta, domanda, commenta, risponde. Magari una montagna di sciocchezze per dire, anzi accennare tra tanti puntini di sospensione una mezza, dolorosissima verità o tante, una più pesante dell’altra, macigni. Si intuisce, ma non sempre si può chiedere: ci sono  solo dei clik sparsi qua e là che, come la punta di un iceberg, indicano una verità nascosta, lasciano intendere.

Dietro un fake c’è  sempre una persona vera da ascoltare con grande attenzione.

Quanta fatica sceneggiare il dramma, tessere la trama, stendere i dialoghi tra burattini che il regista, a volte silente, fa interagire fra loro! Spesso si entra nella parte e si recita con loro. Purtroppo però ci si confonde o, ignari, si calpestano le deboli tracce.

E il gioco delle parti si complica: si dice ad uno per far intendere all’altro. 

Senza rendersi conto il creatore descrive, nel personaggio, anzi nei personaggi, la persona dei suoi sogni… non una creatura perfetta: ma qualcuno che conversa piacevolmente e  sa essere credibile, brillante, accattivante, sensuale…  

Un fake in fondo vuole dire qualcosa, vuole comunicare anche se indirettamente.

Dietro c’è comunque una persona da lasciar vivere.

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