Mi ritrovo a insegnare in carcere, insieme ad alcuni colleghi. Mi hanno assicurato che la classe è costituita da persone che hanno commesso reati di poco conto. E’ una bugia. Quel ragazzo con gli occhi azzurri e il sorriso dolce, che scrive poesie, è dentro per omicidio.
Nel corridoio mi imbatto in un gruppo che mi guarda in modo strano. E’ un misto tra curiosità e vergogna. In aula mi attendono 15 uomini costretti a convivere forzatamente, che si sentono sotto pressione e hanno un solo chiodo fisso: uscire. Io sono qui per lavoro, non per… compassione. E’ il mio punto di forza che restituisce dignità anche a loro. Però devo trovare il modo di impormi per evitare che si azzuffino. E interessarli al PC. Solo due lo sanno usare, gli altri poco o niente.
Un giorno uno mi dice: – Lo sai, ho passato tre ore senza fumare, me ne sono dimenticato! – Mi fanno ripetere all’infinito ogni cosa. Mi siedo accanto a loro, eseguo e poi faccio ripetere. Pesano i minuti e le parole dedicati a ciascuno. – A lui sì e a me no? – Come i bambini.
Non chiedo mai perché sono dentro. Chiedo che lavoro avrebbero voluto fare nella vita. – L’ambulante come mio padre – risponde qualcuno. Tutto qua?
La mattina, quando arrivo, l’addetto alle pulizie avvisa gli altri. Sanno che li aspetto. Ma scenderanno con calma. A volte sono strafottenti, spesso distratti. Una mattina Gennaro scende presto. – In comunità mi hanno insegnato a volermi bene – mi confida. La moglie sta con un altro e gli mette il figlioletto contro. A Gennaro si strazia il cuore, ma cerca di essere sereno. Per lui sono preziose anche quelle quattro chiacchiere scambiate dietro le sbarre.
Tutti cominciano a sfruttare la tecnologia per migliorare le lettere d’amore. Il testo è sempre quello, per tutti, scritto da chissà chi, ma si possono aggiungere lo sfondo, le immagini: una copia alla moglie, una all’amica, una alla mamma… ma che, alla mamma si scrivono lettere d’amore? Non insisto, non li voglio giudicare, non voglio contare le donne di ciascuno in questo piccolo mondo senza privacy.
Quelle che ho davanti sono persone come tutti. Pagano i loro errori. Ma i furbi dove stanno?
Incontro Mario nel parcheggio: sono venuti a prenderlo la mamma, la moglie e la figlia. E’ un quadretto commovente.
Federico quello che si scalda subito, che urla e fa accorrere le guardie quando si discute, esce. Lo incontro al supermercato. Ha il faccino più sorridente tra i signori che si aggirano intorno alle verdure…. chi lo direbbe mai.