Abdita

Luglio 2, 2008

Una donna in galera

Archiviato in: chiacchiere — abdita @ 9:13 pm

 

 

Mi ritrovo a insegnare in carcere, insieme ad alcuni colleghi. Mi hanno assicurato che la classe è costituita da persone che hanno commesso reati di poco conto. E’ una bugia. Quel ragazzo con gli occhi azzurri e il sorriso dolce, che scrive poesie, è dentro per omicidio.

Nel corridoio mi imbatto in un gruppo che mi guarda in modo strano. E’ un misto tra curiosità e vergogna. In aula mi attendono 15 uomini costretti a convivere forzatamente, che si sentono sotto pressione e hanno un solo chiodo fisso: uscire. Io sono qui per lavoro, non per… compassione. E’ il mio punto di forza che restituisce dignità anche a loro. Però devo trovare il modo di impormi per evitare che si azzuffino. E interessarli al PC. Solo due lo sanno usare, gli altri poco o niente.

Un giorno uno mi dice: – Lo sai, ho passato tre ore senza fumare, me ne sono dimenticato! – Mi fanno ripetere all’infinito ogni cosa. Mi siedo accanto a loro, eseguo e poi faccio ripetere. Pesano i minuti e le parole dedicati a ciascuno.  – A lui sì e a me no? – Come i bambini.

Non chiedo mai perché sono dentro. Chiedo che lavoro avrebbero voluto fare nella vita. – L’ambulante come mio padre – risponde qualcuno. Tutto qua?

La mattina, quando arrivo, l’addetto alle pulizie avvisa gli altri. Sanno che li aspetto. Ma scenderanno con calma. A volte sono strafottenti, spesso distratti. Una mattina Gennaro scende presto. – In comunità mi hanno insegnato a volermi bene – mi confida. La moglie sta con un altro e gli mette il figlioletto contro. A Gennaro si strazia il cuore, ma cerca di essere sereno. Per lui sono preziose anche quelle quattro chiacchiere scambiate dietro le sbarre.

Tutti cominciano a sfruttare la tecnologia per migliorare le lettere d’amore. Il testo è sempre quello, per tutti, scritto da chissà chi, ma si possono aggiungere lo sfondo, le immagini: una copia alla moglie, una all’amica, una alla mamma… ma che, alla mamma si scrivono lettere d’amore? Non insisto, non li voglio giudicare, non voglio contare le donne di ciascuno in questo piccolo mondo senza privacy.

Quelle che ho davanti sono persone come tutti. Pagano i loro errori. Ma i furbi dove stanno?

Incontro Mario nel parcheggio: sono venuti a prenderlo la mamma, la moglie e la figlia. E’ un quadretto commovente.

Federico quello che si scalda subito, che urla e fa accorrere le guardie quando si discute, esce. Lo incontro al supermercato. Ha il faccino più sorridente tra i signori che si aggirano intorno alle verdure…. chi lo direbbe mai.

 

 

Aprile 29, 2008

Oltre il limite

Archiviato in: Poesie — abdita @ 4:51 pm

Ulisse,
guardati, sei vecchio.
Il tuo volto si è fatto scuro
ora ci sono le rughe:
quelle di chi cerca
e non ha ancora trovato.
Fermati,
non partire di nuovo,
non andare al di là della notte.
Il fascino dell’ignoto ti attrae,
ma l’orizzonte lo sai,
è irraggiungibile.

Sono tornato indietro:
ho capito che non mi sarebbe bastato.
La libertà? Forse.
Essere un altro in un’altra storia:
ecco cosa vorrei.

Ulisse,
guardati, sei vecchio.
La tua vista non arriva
dove arrivano i tuoi sogni.
Le tue mani segnate
dal sale e dalla fatica
non possono contenere
l’immensità dell’oceano.
Siediti,
ascolta e riposa,
parole nuove
sto tessendo per te.

Sono tornato indietro:
non andrò più via.
Ma continuerò a cercare
ciò che sfugge all’intelligenza:
non posso rinunciare a conoscere, a capire.

                                          Abdita
 

Marzo 22, 2008

Festa radiosa

Archiviato in: Lettere — abdita @ 5:56 pm

Carissima Belle, carissima Aurora,

in questa notte speciale voglio farvi gli auguri raccontandovi alcune emozioni provate da bambina per la Veglia pasquale.
Passavo il sabato a pulire il braciere per renderlo spendente e poi correvo a portarlo in Chiesa: il trionfo della Luce iniziava appunto dai carboni ardenti da cui si accendeva il Cero Pasquale (che simboleggia Cristo): poi da esso tutti accendevano la propria candelina. In una di quelle notti alla mia amica, troppo china sul libro dei canti, prese fuoco una ciocca di capelli. La spense subito, ma io ero già pronta a versarle addosso l’acqua benedetta della grande conca di rame. A volte capitava di stonare un salmo, di sbagliare una tonalità provata per giorni e giorni. Ridevamo di queste piccole avventure che facevano da contrasto alla solennità della Festa. Ma non erano una sbavatura. Erano il nostro modo di esserci.

C’era il dolore del Venerdì, c’era il silenzio del Sabato. Un silenzio che ancora oggi è l’incertezza del futuro, è l’assenza di conferme, è un tempo buio di attesa, non si sa bene di cosa.

La Pasqua, esplosione di vita e di luce, era ogni volta la Festa di chi aveva finalmente sconfitto la morte. Non ricordo le uova di cioccolato, i regali, i pranzi. Ricordo solo l’incanto di quella notte che continua a celebrare nei secoli qualcosa che possiamo accettare o negare, ma non riusciamo a spiegare.
Un mistero di gioia.
                                        Buona Pasqua dalla vostra mamma

Marzo 19, 2008

Il traguardo

Archiviato in: Poesie — abdita @ 4:37 am

Impaziente attesa
di anni, di giorni, di ore che scorrono lente,
di attimi che non vogliono fuggire
indelebili nella memoria, interminabili
intenzionati a restare per sempre.
Attimi di cui rivivo ancora il disagio
continuando a sperare, sulle spine
illudendomi che presto arrivi la fine.

Marzo 2, 2008

L’eco del Festival sopra un ramo di un albero di città

Archiviato in: Poesie — abdita @ 3:13 pm

Cantala ancora la tua canzone
- disse l’allodola al passerotto –
fammi sentire cos’hai di speciale
che ti fa esser così popolare!

Ho sempre guardato il sole al tramonto,
nella speranza che ogni sera fosse più bello.
Ho imparato ad apprezzare l’armonia
di un canto stonato che, se chiudi gli occhi,
puoi sentire lontano.
E’ il canto di chi ha consumato le sue parole
e la sua voglia di dirti.

Spiegami bene collega di piume
Non t’interessano gloria e successo?
La vita è insulsa che te pare,
perché ti affliggi con tanti pensieri?

Vedi, amica mia, volare è la mia vita
e anche se volessi fermarmi non posso.
Sono un vagabondo costretto a posarsi
su qualsiasi ramo il vento lo porti,
a soffrire magari un dolore che non è il mio,
a esprimermi con poche note, sempre quelle,
che voglia dire gioia o dolore.
Ma chi vuole ascoltare sa capire.

Febbraio 19, 2008

Riflessi

Archiviato in: Poesie — abdita @ 8:32 pm

Vorrei essere una cometa
per inebriarti di luce
e frastornarti di gioia.

Stasera però vorrei essere
una grande bufera
per infrangere i muri
far crollare gli stucchi
polverizzare i cimeli.

Ma tutto questo
a cosa può servirti
se sono solo una pozzanghera?
La mia è acqua sporca qualunque
che tanti passi ha raccolto
acqua stagnante
stanca di viaggiare
che si è fermata un po’
a guardare le stelle.

1986 Abdita

Febbraio 2, 2008

Nuvole di luce

Archiviato in: chiacchiere — abdita @ 9:00 pm

Questa mattina il cielo era grigio, disseminato di nuvole spente, sottili, regolari, simili a onde di zucchero filato. Poi d’improvviso l’alba: il sole illumina il cielo accendendolo di rosa e di arancio.
La giornata che si profilava pesante sembra più leggera. Più lieve sarà ogni incontro, più luminosa la speranza che tutto ciò che faccio ha un senso.
E si comincia: lavoro, parole, persone. Pazienza, tanta pazienza.
Poi arriva il tramonto e di nuovo giochi di luce: colori caldi a riscaldarmi i pensieri e a portare via il gelo delle critiche bisbigliate, degli artifici verbali, dei giri di parole, delle bugie.
Nuvole di luce a rendere tutto più bello.

Gennaio 31, 2008

A una mamma speciale

Archiviato in: Poesie — abdita @ 10:29 pm

Tienimi il cuore
sempre,
quando sembra scoppiare
e palpita, ma non con il tuo,
quando sobbalza ferito.
Fa’ che non diventi un macigno
di pietra dura come l’ipocrisia,
tagliente come la vendetta,
rovente come la rabbia.
Tienimi il cuore
soprattutto
quando batte impazzito
e si chiede cosa sia l’amore,
quando piange in silenzio
e si sente smarrito.
Tienimi il cuore nel tuo.

Gennaio 18, 2008

L’eroe

Archiviato in: Poesie — abdita @ 11:20 am

Ti sfugge dalle mani
proprio quando sei al traguardo
alla vittoria.
Impotente la guardi
e non la riconosci più:
non è la tua storia.

La tua era piena di sogni,
di gioia, di dolore, di speranza,
di certezza.
Non è questa quella che cerchi
non sono tuoi questi fantasmi
e questi sospiri.

La tua era una filastrocca gridata dal vento, 
bisbigliata tra gli alberi,
quasi un sussurro che si perde nell’aria.
Accartocciala se vuoi,
riscrivila: è tua.

Giugno 1987                            
                                   Abdita

Ti ascolto con il cuore

Archiviato in: Lettere — abdita @ 9:27 am

Riporto una lettera pubblicata nel Blog “Lettere al futuro” il 6 gennaio 2008

Qui ti chiamerò Belle. Fra qualche giorno compirai 16 anni e vorrei farti un regalo insolito.

Poco fa mi hai chiesto di ascoltarti. E’ vero, mentre ti ascoltavo ho attizzato il fuoco nel caminetto e ho tenuto d’occhio il caffè mentre usciva. Non sono stata ferma come avresti voluto, ma ho ascoltato attentamente quello che tu hai scritto. Volevi da me una conferma, un commento.

I tuoi pensieri per me sono preziosi, ancora più prezioso il dialogo tra noi, anche se a volte difficile. Se te la senti scrivile per tutti le cose che mi hai detto. Comunque ricordati: non ti ascoltavo solo con le orecchie. Ti ho ascoltato con il cuore.

                                                                                                      la tua mamma 

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