Abdita

Settembre 28, 2008

Prendere la vita con filosofia

Archiviato in: chiacchiere — abdita @ 11:22 am

 

 

“La palingenetica obliterazione dell’io cosciente che si infutura nell’archetipo prototipo dell’antropomorfismo universale”…

 

… è la base da cui sono partito per lo studio semantico di una piattaforma dialettica  finalizzata ad operare una nuova revisione strutturale in chiave autarchica del simbolismo immanente con l’intento di estrapolarlo dal contesto dell’ideologia post-trascendentale a livello catartico-subcosciente e contrapporlo alla sintesi inesatta del problema escatologico associato a una risoluzione formale di tipo empirico-esistenziale.

Nella fattispecie del dualismo interiorizzato ed interioribile della ipercoscienza sovrauniversale si cela, infatti, il significato adespota che impedisce la compenetrazione tra la concezione arbitraria del ponderabile, decodificabile in termini encomiastici, e le sovrastrutture recondite ed ancestrali dovute ad una regressione graduale di una pedissequa involuzione che travalica l’incoercibile ratio di un’ipotesi irrilevante.

Non resta, pertanto, che espletare sinotticamente i dettami anagogici e modulari dell’eversiva interazione da cui si configura l’emblematica simbiosi tra l’intransigente pragmatismo del pensiero e l’ineluttabile antieclettismo dell’agire nell’ambito di una casuale erudizione volutamente archeizzante. Ed evitare di trarre conclusioni affrettate dalle insondabili, cristallizzate conseguenze dell’opinabile e del futuribile.

 

Parole scritte per Amalio De Ruris, docente “terra terra”, lacerato da un inenarrabile travaglio interiore, tormentato dal ragionar sulle cose per coglierne l’essenza, protagonista di una commedia di carnevale nel 1982.

 

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