Abdita

Luglio 20, 2008

Lucciole per lanterne

Archiviato in: chiacchiere — abdita @ 10:08 pm

 

In un luogo dove il Karma è un’opportunità per giustificare la voglia di socializzazione pura e semplice postiamo di tutto,  forti di un anonimato che piano piano si assottiglia per l’esigenza di esprimere un’opinione decisa o di raccontare un fatto che scolora se non si narra nei dettagli;  per la curiosità di conoscere un volto di cui si  immaginano i lineamenti, l’età, il sorriso.

In un luogo dove l’aggregazione è il miglior gioco di società da cui farsi coinvolgere a tutte le ore, dove il profilo dell’utente ne determina il ruolo e tiene traccia del punteggio.

In un luogo dove, in queste calde giornate di luglio, la bella notizia langue mentre si fa strada la più pietosa, specchio di un mondo pieno di egoismi e di interessi.

In un luogo dove si incontrano virtualmente persone reali, sincere, che hanno voglia di entrare in relazione mostrando spesso il proprio lato migliore o quello più attraente, per riflettere, far riflettere,  commentare o allontanare la noia.

In un luogo dove qualcuno scrive fatti personali da sussurrare in silenzio, tanto nessuno ascolta… in effetti nessuno ascolta, tutti leggono! Ma è forse è quello che vogliamo tutti: il confronto con gli altri e non solo sulla politica o sulla cronaca. Si salta da un blog all’altro:

 ce ne sono alcuni veramente belli, scritti molto bene, con brevi post densi di significato o colmi di ironia.

 

Scorro i titoli in home: uno è carino, voto, vorrei quasi scrivere un commento, ma mi sento sola tra questa sfilza di nick a karma 0 che seguono quello dell’autrice del post. Magari è anche lei un fake…. fuggo via. Un fake.. non sempre  un fake nasce per esigenze contabili.

 

Un fake a volte nasce perché  una persona vera vuole dire qualcosa di spinoso e non può. Oppure non può umiliarsi fino a supplicare.

Allora inventa un personaggio, un passato, un carattere, un’identità. E il fake parla, posta, domanda, commenta, risponde. Magari una montagna di sciocchezze per dire, anzi accennare tra tanti puntini di sospensione una mezza, dolorosissima verità o tante, una più pesante dell’altra, macigni. Si intuisce, ma non sempre si può chiedere: ci sono  solo dei clik sparsi qua e là che, come la punta di un iceberg, indicano una verità nascosta, lasciano intendere.

Dietro un fake c’è  sempre una persona vera da ascoltare con grande attenzione.

Quanta fatica sceneggiare il dramma, tessere la trama, stendere i dialoghi tra burattini che il regista, a volte silente, fa interagire fra loro! Spesso si entra nella parte e si recita con loro. Purtroppo però ci si confonde o, ignari, si calpestano le deboli tracce.

E il gioco delle parti si complica: si dice ad uno per far intendere all’altro. 

Senza rendersi conto il creatore descrive, nel personaggio, anzi nei personaggi, la persona dei suoi sogni… non una creatura perfetta: ma qualcuno che conversa piacevolmente e  sa essere credibile, brillante, accattivante, sensuale…  

Un fake in fondo vuole dire qualcosa, vuole comunicare anche se indirettamente.

Dietro c’è comunque una persona da lasciar vivere.

Luglio 6, 2008

stella alpina

Archiviato in: Poesie — abdita @ 2:47 pm

 

Non ti coglierò, piccolo fiore

delicato e tenace.
Mi è bastato guardarti un attimo,

conoscerti appena

in questo angolo

di rarefatta armonia,

radicato nelle tue certezze

di silenzi e tempeste

di cieli chiari e notti fonde.

Proseguo la mia fatica

e ti lascio vivere

aggrappato alle tue ombre

perché sia il sole ad inondarti

con un mare di luce.

 

Luglio 2, 2008

Una donna in galera

Archiviato in: chiacchiere — abdita @ 9:13 pm

 

 

Mi ritrovo a insegnare in carcere, insieme ad alcuni colleghi. Mi hanno assicurato che la classe è costituita da persone che hanno commesso reati di poco conto. E’ una bugia. Quel ragazzo con gli occhi azzurri e il sorriso dolce, che scrive poesie, è dentro per omicidio.

Nel corridoio mi imbatto in un gruppo che mi guarda in modo strano. E’ un misto tra curiosità e vergogna. In aula mi attendono 15 uomini costretti a convivere forzatamente, che si sentono sotto pressione e hanno un solo chiodo fisso: uscire. Io sono qui per lavoro, non per… compassione. E’ il mio punto di forza che restituisce dignità anche a loro. Però devo trovare il modo di impormi per evitare che si azzuffino. E interessarli al PC. Solo due lo sanno usare, gli altri poco o niente.

Un giorno uno mi dice: – Lo sai, ho passato tre ore senza fumare, me ne sono dimenticato! – Mi fanno ripetere all’infinito ogni cosa. Mi siedo accanto a loro, eseguo e poi faccio ripetere. Pesano i minuti e le parole dedicati a ciascuno.  – A lui sì e a me no? – Come i bambini.

Non chiedo mai perché sono dentro. Chiedo che lavoro avrebbero voluto fare nella vita. – L’ambulante come mio padre – risponde qualcuno. Tutto qua?

La mattina, quando arrivo, l’addetto alle pulizie avvisa gli altri. Sanno che li aspetto. Ma scenderanno con calma. A volte sono strafottenti, spesso distratti. Una mattina Gennaro scende presto. – In comunità mi hanno insegnato a volermi bene – mi confida. La moglie sta con un altro e gli mette il figlioletto contro. A Gennaro si strazia il cuore, ma cerca di essere sereno. Per lui sono preziose anche quelle quattro chiacchiere scambiate dietro le sbarre.

Tutti cominciano a sfruttare la tecnologia per migliorare le lettere d’amore. Il testo è sempre quello, per tutti, scritto da chissà chi, ma si possono aggiungere lo sfondo, le immagini: una copia alla moglie, una all’amica, una alla mamma… ma che, alla mamma si scrivono lettere d’amore? Non insisto, non li voglio giudicare, non voglio contare le donne di ciascuno in questo piccolo mondo senza privacy.

Quelle che ho davanti sono persone come tutti. Pagano i loro errori. Ma i furbi dove stanno?

Incontro Mario nel parcheggio: sono venuti a prenderlo la mamma, la moglie e la figlia. E’ un quadretto commovente.

Federico quello che si scalda subito, che urla e fa accorrere le guardie quando si discute, esce. Lo incontro al supermercato. Ha il faccino più sorridente tra i signori che si aggirano intorno alle verdure…. chi lo direbbe mai.

 

 

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