Abdita

Marzo 22, 2008

Festa radiosa

Archiviato in: Lettere — abdita @ 5:56 pm

Carissima Belle, carissima Aurora,

in questa notte speciale voglio farvi gli auguri raccontandovi alcune emozioni provate da bambina per la Veglia pasquale.
Passavo il sabato a pulire il braciere per renderlo spendente e poi correvo a portarlo in Chiesa: il trionfo della Luce iniziava appunto dai carboni ardenti da cui si accendeva il Cero Pasquale (che simboleggia Cristo): poi da esso tutti accendevano la propria candelina. In una di quelle notti alla mia amica, troppo china sul libro dei canti, prese fuoco una ciocca di capelli. La spense subito, ma io ero già pronta a versarle addosso l’acqua benedetta della grande conca di rame. A volte capitava di stonare un salmo, di sbagliare una tonalità provata per giorni e giorni. Ridevamo di queste piccole avventure che facevano da contrasto alla solennità della Festa. Ma non erano una sbavatura. Erano il nostro modo di esserci.

C’era il dolore del Venerdì, c’era il silenzio del Sabato. Un silenzio che ancora oggi è l’incertezza del futuro, è l’assenza di conferme, è un tempo buio di attesa, non si sa bene di cosa.

La Pasqua, esplosione di vita e di luce, era ogni volta la Festa di chi aveva finalmente sconfitto la morte. Non ricordo le uova di cioccolato, i regali, i pranzi. Ricordo solo l’incanto di quella notte che continua a celebrare nei secoli qualcosa che possiamo accettare o negare, ma non riusciamo a spiegare.
Un mistero di gioia.
                                        Buona Pasqua dalla vostra mamma

Marzo 19, 2008

Il traguardo

Archiviato in: Poesie — abdita @ 4:37 am

Impaziente attesa
di anni, di giorni, di ore che scorrono lente,
di attimi che non vogliono fuggire
indelebili nella memoria, interminabili
intenzionati a restare per sempre.
Attimi di cui rivivo ancora il disagio
continuando a sperare, sulle spine
illudendomi che presto arrivi la fine.

Marzo 2, 2008

L’eco del Festival sopra un ramo di un albero di città

Archiviato in: Poesie — abdita @ 3:13 pm

Cantala ancora la tua canzone
- disse l’allodola al passerotto –
fammi sentire cos’hai di speciale
che ti fa esser così popolare!

Ho sempre guardato il sole al tramonto,
nella speranza che ogni sera fosse più bello.
Ho imparato ad apprezzare l’armonia
di un canto stonato che, se chiudi gli occhi,
puoi sentire lontano.
E’ il canto di chi ha consumato le sue parole
e la sua voglia di dirti.

Spiegami bene collega di piume
Non t’interessano gloria e successo?
La vita è insulsa che te pare,
perché ti affliggi con tanti pensieri?

Vedi, amica mia, volare è la mia vita
e anche se volessi fermarmi non posso.
Sono un vagabondo costretto a posarsi
su qualsiasi ramo il vento lo porti,
a soffrire magari un dolore che non è il mio,
a esprimermi con poche note, sempre quelle,
che voglia dire gioia o dolore.
Ma chi vuole ascoltare sa capire.

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